Stipulare un mutuo a 30 anni è davvero vantaggioso? Considerazioni pratiche

La durata considerata standard, sia dalla parte dei consumatori che da quella degli istituti di credito proponenti di un mutuo, è quella a 30 anni. In realtà questa, che è una durata “limite” (superata in rare occasione addirittura dai 35 anni e dai 40 anni), da un punto di vista meramente matematico non conviene, ma visto e considerato che alla maggior parte delle persone viene detto che non può permettersi durate inferiori per il rapporto rata reddito, andiamo a fare una serie di considerazioni che servono per poter scegliere al meglio.

Quando e a chi conviene e non?

In senso assoluto un mutuo pagato per 30 anni non conviene a nessuno, proprio a causa dell’impatto che il calcolo degli interessi composti, dovuto all’ammortamento alla francese, produce, con un effetto a cascata fortemente negativo.

Basterà dare un’occhiata ad un ipotetico piano di ammortamento, per vedere che quando è trascorso circa un terzo del periodo di rimborso il capitale restituito sarà prossimo a circa un quarto di quello dovuto. Ovviamente la valutazione della convenienza deve tener presenti anche altri aspetti, così come la possibilità di rimborso senza andare in sofferenza, guardando anche ai progetti futuri.

Per cui se la scelta dell’immobile è temporanea (ovvero si sta valutando di venderla entro un decennio) con un mutuo a 30 anni ci si ritroverebbe di fronte ad un elevato esborso che ha portato ad un abbattimento minimo del capitale. Se viceversa è la ‘casa della propria vecchiaia’, allora si può azzardare questa scelta, visto che non si tratta di un investimento a fondo perduto (come un affitto) e che, con il passare degli anni, l’incidenza della rata finirà con il ridursi progressivamente.

Meglio il tasso fisso o il variabile per lunghe durate?

La risposta a una domanda di questo tipo, se si è di fronte a una valutazione di carattere più teorico che pratico (ovvero senza considerare la situazione dei tassi in cui si vive) sarebbe favorevole senza dubbi al tasso variabile, che in un ciclo di 30 anni, tra rialzi e ribassi, finirebbe con il convenire di più rispetto al classico tasso fisso.

Ma se si è in un momento come quello attuale, in cui il tasso fisso è quasi in linea con quello variabile (a dei minimi che fino a qualche anno sarebbero stati considerati irraggiungibili), allora in una prospettiva di 30 anni sarebbe da preferire proprio il fisso.

Per ritornare su un discorso più generale, bisogna dare un’occhiata al trend dei tassi di almeno un quinquennio o decennio antecedente al momento in cui si sta valutando una richiesta di mutuo, e quindi comportarsi di conseguenza, in funzione del ciclo che si sta o si è appena concluso.


Inserito nella categoria: Durata mutuo