Mutuo e finanziamenti tra privati: le cose importanti da sapere

E’ possibile ottenere o stipulare un mutuo tra privati? Quale la forma che deve avere, e quali sono le formalità da espletare, come ad esempio la registrazione in caso d’uso e se serve quella obbligatoria? Esiste un modello od un facsimile che è valido per tutte le situazioni? Ed infine, come funziona la tassazione e quali sono gli obblighi con il fisco? Una serie di domande alle quali si può trovare una risposta semplice e molto più facilmente di quanto si sia portati a pensare.

Esistenza e legalità del finanziamento tra privati

Il mutuo rientra genericamente tra le forme di finanziamento, e non va necessariamente ricollegato ad un immobile, che ne costituisce solo una specifica tipologia. Per cui la risposta sulla possibilità di stipulare un mutuo tra privati è sicuramente positiva, così come il fatto che il contratto sia legale, se, nel caso di quello fruttifero (ovvero sul quale viene applicato un tasso di interesse) non sono applicati interessi che vanno a superare la soglia di usura. Anzi, se non si vuole un mutuo a titolo oneroso (ovvero con rimborso degli interessi maturati, ma solo con la restituzione della somma prestata come avviene spesso tra familiari, amici, ecc) bisogna specificarlo nel contratto.

Che caratteristiche e forma deve avere il contratto?

Anche se si ha una perfetta conoscenza dell’altra persona, oggi più che mai, è importante stilare un contratto scritto, che stabilisca le condizioni, ma che dia soprattutto una prova al Fisco dello spostamento di somme per evitare problemi con l’applicazione dei sistemi di monitoraggio attualmente a disposizione (spesometro e redditometro).

E’ sufficiente un contratto scritto che riporti tutte le condizioni, al pari di un contratto di prestito di una banca o finanziaria e cioè:

  • dati identificativi del mutuante e del mutuatario;
  • durata e scadenza per i rimborsi;
  • importo delle rate;
  • tasso di interesse applicato;
  • eventuale tasso di “mora”;
  • garanzie legate al contratto (compresa anche l’ipoteca su un immobile o in alternativa una fideiussione bancaria);
  • data certa.

Una volta arrivati alla firma del contratto questo dovrà essere registrato, pagando l’imposta di registro che è del 3% e l’imposta di bollo (quella vigente che viene applicata ogni cento righe del contratto). La tassazione non finisce qui, perché bisogna considerare quella relativa alle garanzie eventualmente previste, che è dello 0,5% con l’aggiunta di un altro 2% se è prevista l’ipoteca (vedi anche Spese di cancellazione dell’ipoteca).

Alcuni, per risparmiare i costi legati alle imposte dovute per la registrazione, puntano alla forma scritta per poi, in estrema ratio, passare alla registrazione in caso d’uso, che dovrà essere fatta solo nel caso in cui ci dovessero essere delle difficoltà nella restituzione delle somme (per le quali le parti non trovano autonomamente un accordo e si arriva a cercare una soluzione in tribunale). Attenzione: con questa scelta, alle difficoltà legate alla data certa, si aggiungono anche i rischi legati al Fisco.

Gli svantaggi e i vantaggi?

Di fondo come unico vantaggio c’è il fatto che anche chi è escluso dal sistema finanziario, per la reperibilità dei fondi, può ottenere la liquidità di cui necessita. Tra gli svantaggi invece ci sono:

  • imposta del 3% al posto di quella dello 0,25%;
  • impossibilità di detrazione degli interessi passivi anche in caso di acquisto di prima casa;
  • divieto di farlo in modo ricorrente, per cui bisogna dosare con attenzione le situazioni in cui conviene essere prestatori.

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