Molti pensionati pensano che ottenere un prestito sia difficile, se non impossibile, soprattutto dopo una certa età. Tale convinzione nasce dal fatto che i prestiti personali classici prevedono spesso un’età massima alla scadenza intorno ai 75 anni.
Eppure l’aspettativa di vita media in Italia supera ormai gli 83 anni: questo significa che molte persone rimangono pensionate per oltre quindici anni, durante i quali possono avere esigenze economiche concrete come aiutare la famiglia, affrontare spese sanitarie o semplicemente migliorare la qualità della vita.
Proprio per rispondere a queste esigenze, negli anni sono state introdotte formule di finanziamento specifiche per i pensionati, con criteri di accesso e sistemi di rimborso pensati per il reddito pensionistico.
In questa guida trovi una panoramica completa e aggiornata sulle principali soluzioni disponibili per i pensionati nel 2025, con spiegazioni semplici per aiutarti a capire quale opzione può essere più adatta alla tua situazione.
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I pensionati possono accedere al credito a condizione che vengano rispettati alcuni requisiti fondamentali. Infatti, ogni ente valuta la richiesta sulla base di:
La soglia massima di età varia in base alla formula scelta. Alcune soluzioni consentono l’accesso fino a 85–90 anni alla scadenza, mentre per altre i limiti sono più bassi.
Le soluzioni realmente disponibili per i pensionati sono tre:
Analizziamo nel dettaglio.
I pensionati in possesso dei requisiti minimi possono fare richiesta all’INPS per due diverse tipologie di prestiti:
Sicuramente rappresentano la soluzione più vantaggiosa da un punto di vista strettamente economico. Infatti, in entrambi i casi parliamo di prestiti erogati direttamente dall’INPS sotto forma di cessione del quinto della pensione che presentano tassi agevolati, più concorrenziali rispetto a quelli di mercato e che possono essere richiesti fino a 90 anni di età alla scadenza.
Il vantaggio economico, però, si paga con lo svantaggio di poter essere richiesti solo se si è regolarmente iscritti alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali (Fondo credito). Inoltre, richiedono tempistiche piuttosto lunghe in quanto gli aventi diritto devono inoltrare apposita domanda per via telematica e attendere risposta in base alla capienza residua del Fondo Credito.
Per quanto riguarda gli importi, i primi sono adatti per piccole somme (pari al massimo a 8 volte la pensione netta percepita) da restituire in massimo 48 mesi. La somma richiesta può essere utilizzata come si vuole, senza doverne dare conto all’INPS.
I secondi, invece, danno accesso a somme più elevate ma possono essere richiesti solo per alcune specifiche finalità elencate nell’apposito Regolamento e che andranno opportunamente certificate in fase di richiesta.
Il sito ufficiale INPS presenta un’apposita pagina in cui poter effettuare una simulazione del prestito di proprio interesse, sia partendo dalla rata ideale, sia dall’importo di cui si necessita.
Dal 2005 è stata estesa anche ai pensionati la possibilità di richiedere un prestito attraverso la cessione del quinto della pensione. Si tratta di un finanziamento che presenta una serie di indiscutibili vantaggi:
Sicuramente, rispetto ai Prestiti Pluriennali INPS il Taeg applicato è meno vantaggioso, ma si ha la libertà di poter utilizzare la somma richiesta per qualsiasi utilizzo, senza dover mostrare giustificativi di spesa. Inoltre, se ci si rivolge presso banche e finanziari che hanno aderito alla Convenzione INPS, sarà possibile spuntare condizioni economiche agevolate e semplificazioni delle modalità di richiesta.

Il prestito vitalizio ipotecario permette a chi ha compiuto 60 anni e possiede un immobile di ottenere un finanziamento.
Il beneficiario riceve una somma di denaro mantenendo la proprietà dell’immobile e senza dover provvedere mensilmente al rimborso delle rate (facoltativo solo il rimborso degli interessi). Alla sua morte, gli eredi possono scegliere di estinguere il debito e mantenere la casa o farla vendere dalla banca per coprire il debito, ricevendo eventuali eccedenze.
L’importo del prestito varia in base al valore dell’immobile e all’età del richiedente. Ad esempio, chi ha 60 anni può ottenere fino al 15% del valore della casa, mentre chi ha 90 anni può ricevere fino al 50%. Il valore della casa è stabilito da un perito e la somma massima erogabile non supera i 350.000 euro.
La durata del prestito non è fissa, dipendendo dalla vita del richiedente, e nel caso di finanziamento congiunto, dalla vita del partner più longevo.
Per richiedere il prestito è necessario presentare documenti di identità, codice fiscale, stato di famiglia, certificato contestuale o cumulativo e una relazione notarile preliminare.
Questo prestito è vantaggioso poiché l’età minima per accedervi è stata ridotta a 60 anni, permettendo un accesso più prolungato al finanziamento. Inoltre, il beneficiario può continuare a vivere nella casa e, in caso di vendita forzata, la banca non può chiedere ulteriori somme agli eredi se il ricavato non copre il debito.
Di seguito una tabella riepilogativa delle principali soluzioni di prestito per pensionati:
| Soluzione | Età massima | Importo | Garanzie | Ideale per |
|---|---|---|---|---|
| Prestiti INPS | fino a 90 anni | basso – medio | pensione | pensionati iscritti al Fondo Credito |
| Cessione del quinto della pensione | a discrezione dell’ente erogante | medio – alto | pensione | chi cerca una rata sostenibile |
| Prestito vitalizio ipotecario | nessuna scadenza | alto | immobile | chi non vuole/non può sostenere rate mensili |
Quando si valuta un prestito in età pensionabile, gli errori possono avere conseguenze più pesanti rispetto a chi è in attività lavorativa. Per questo è importante prestare attenzione ad alcune situazioni che si presentano spesso tra i pensionati.
Uno degli errori più comuni è accettare una rata troppo alta rispetto alla propria pensione. Anche se formalmente sostenibile, una rata eccessiva può rendere difficile affrontare spese impreviste come cure mediche, riparazioni domestiche o aumenti del costo della vita.
Un altro errore frequente è non verificare con attenzione la durata del finanziamento. Allungare troppo il piano può sembrare conveniente perché abbassa la rata mensile, ma nel lungo periodo comporta un costo complessivo più elevato e un impegno che dura molti anni.
Molti pensionati, inoltre, firmano senza leggere a fondo tutte le condizioni contrattuali, spesso perché si fidano dell’interlocutore o perché il linguaggio è complesso. È invece fondamentale farsi spiegare ogni voce, in particolare le spese accessorie, le penali in caso di estinzione anticipata e le coperture assicurative.
Particolare attenzione va riservata agli intermediari non autorizzati o alle proposte troppo allettanti. Promesse di “concessione garantita” o condizioni miracolosamente favorevoli sono spesso segnali di rischio. Conviene sempre verificare che l’ente sia autorizzato da Banca d’Italia e diffidare di chi chiede pagamenti anticipati.
Infine, è sbagliato scegliere un prestito non adatto alla propria età. Alcune soluzioni sono più adatte ai pensionati, altre meno. Un finanziamento sbagliato può diventare difficile da gestire negli anni, soprattutto in caso di imprevisti.
In caso di dubbio, è sempre meglio chiedere un secondo parere prima di firmare: informarsi oggi significa evitare problemi domani.
Posso richiedere un prestito dopo gli 80 anni?
Sì, alcune soluzioni consentono di arrivare fino a 90 anni alla scadenza.
Serve un garante?
Generalmente no nelle formule dedicate ai pensionati.
Cosa succede in caso di decesso?
Nella cessione del quinto interviene la copertura assicurativa. Nel vitalizio risponde l’immobile.
Posso avere più prestiti?
Sì, ma la rata totale deve restare sostenibile rispetto alla pensione.
Anche da pensionati è possibile accedere al credito, ma serve scegliere con attenzione:
Informarsi è il primo passo per evitare errori.
Ultimo aggiornamento: Dicembre 2025
A cura della redazione calcoloratamutuo.org