Comprare casa in Francia: è davvero un buon investimento?

Per fare un buon investimento vale la pena fare un sacrificio e comprare casa a Parigi, Londra, Berlino o in un’altra città europea, o addirittura andare più lontano come ad esempio Dubai o Miami?

In realtà queste situazioni non sono affatto paragonabili perché nel caso della ‘romantica’ Paris non si deve partire con l’ottica di un mero investimento, sia per i costi di acquisto, che per quelli di mantenimento dell’immobile stesso. Se invece si vuole fare un acquisto in un’altra zona della Francia allora rimane l’ostacolo non indifferente della tassazione ma almeno i prezzi si riducono notevolmente (vedi anche Spese acquisto prima casa).

Per fare un esempio nelle zone più belle di Parigi i prezzi medi sono pari anche a decine di migliaia di euro al metro quadrato, in periferia si scende e si va intorno ai 2000 fino ai 5000 euro al metro, mentre in cittadine limitrofe si può arrivare anche sotto i mille euro al mq (vedi anche Valutazione immobile).

Acquistare a chi conviene?

Se si vuole investire nel futuro di un figlio che potrebbe andare a studiare (e magari proseguire con la propria vita lì), se si ha la possibilità di regalarsi una casa delle vacanze di eccezione, o se si può fare un investimento che nel tempo darà elevati rendimenti, allora Parigi può essere una ottima meta.

Se mancano questi presupposti invece bisogna pensarci molto bene, anche perché le agenzie internazionali consigliano un budget eccedente il prezzo dell’immobile maggiore fino al 10% per affrontare i costi collaterali e accessori delle imposte e dell’intermediazione.

Senza considerare che le strutture più belle sono storiche o comunque datate e richiedono tantissima manutenzione, di per sé costosa perché bisogna rispettare delle limitazioni urbanistiche di un certo livello.

Il problema delle tasse

La Francia ha un sistema di tassazione molto particolare che segue il criterio della territorialità. A questo si aggiunge il fatto di dover pagare due tasse che coinvolgono gli immobili, e che non sono certamente più economiche di quelle che vengono pagate invece in Italia.

In più si tratta di un Paese Ue e quindi coinvolto nel processo di certificazione energetica, ha un catasto efficiente ma non economico, e un livello di turnover degli immobili interessante ma sicuramente non al passo con quello di Londra e dell’Inghilterra in generale.


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