Mutuo variabile BCE o Euribor?

Vuoi saper quale è la differenza fra il tasso Bce ed Euribor e qual’è la scelta migliore? Ti spighiamo quali sono le caratteristiche principali e le cose importanti da sapere

Con l’ampliamento dell’offerta dei mutui a tasso variabile che possono essere indicizzati sia al tasso euribor che al tasso Bce, in modo naturale sono nati gli strenui sostenitori dell’adozione del primo o del secondo, ognuno con le proprie motivazioni.

Ma quale delle due fazioni ha effettivamente ragione sostenendo che il “proprio” tasso è più vantaggioso? Per prima cosa va fatta una distinzione molto importante tra ciò che determina il tasso euribor, e le sue oscillazioni, e il tasso Bce, in quanto hanno due scopi e due funzionamenti completamente diversi. Il tasso euribor è il frutto delle negoziazioni sull’acquisto del denaro che avviene tra le principali banche europee (oltre una cinquantina): quindi dato un costo di base (che è dato dal tasso di sconto ovvero il prezzo del denaro ufficiale determinato dalla Bce) il prezzo del denaro, frutto di queste negoziazioni è dato dall’incontro della domanda e dell’offerta.

Le conseguenze sono due: il tasso euribor è più alto del tasso Bce ed ha delle oscillazioni giornaliere, che tuttavia incidono sul costo del mutuo in funzione dell’orizzonte temporale a cui ci si riferisce (euribor a 1 mese, euribor a 3 mesi, ecc). Invece il tasso Bce, proprio perché costituisce il costo ufficiale del denaro, viene deciso dai membri della Banca Centrale europea, non ha oscillazioni giornaliere ma si presenta più stabile e segue le scelte di politica economica.

Questi aspetti vengono sottolineati da coloro che sostengono che il tasso Bce è più conveniente rispetto al tasso euribor, anche se in pratica le scelte adottate dalle banche possono non solo annullare, ma addirittura rovesciare questo vantaggio a favore dell’euribor.

Come valutare la convenienza del tasso Bce rispetto a quello euribor?

Il costo totale del mutuo non è dato solo dal tasso applicato, ma da questo più lo spread applicato dalla banca. La larga maggioranza delle banche che propone sia un tasso variabile indicizzato all’euribor che un tasso variabile indicizzato al tasso Bce, applica al primo spread inferiori rispetto al secondo (la differenza oscilla tra un punto percentuale e un punto e mezzo percentuale), il che costituisce un costo “fisso” piuttosto pesante dal quale non ci si potrà sottrarre.

Quindi quando ci si ritrova davanti alla scelta tra l’uno e l’altro, bisogna guardare proprio alla differenza di spread che si dovrà sostenere, e non alla differenza tra i due tipi di tassi, anche se in quel momento sarebbe indubbiamente a favore del tasso Bce. Questo discorso vale in ogni occasione, sotto il profilo della mera convenienza economica, ma va anche valutato l’aspetto della stabilità della rata (un discorso che aumenta il proprio valore sia in funzione della capacità di reddito che della durata del piano di ammortamento).

Infatti per sua stessa natura il tasso Bce presenta un maggiore grado di stabilità, con variazioni che di norma non superano lo 0,25% per volta e non si è mai verificato che l’aumento nell’arco di un anno superasse complessivamente l’1%. Sull’euribor pesa la libertà di negoziazione tipica di ogni mercato, per cui nell’arco di un anno la rata varierà praticamente sempre, nel rispetto dell’orizzonte temporale adottato per la scelta dell’euribor.

Mutui: come orientare la scelta?

Quindi che cosa si può fare per trovare la soluzione migliore che riesce a compensare o almeno mediare entrambi gli aspetti (stabilità e convenienza economica) e cosa considerare? E’ innanzi tutto da sapere che le banche all’euribor ad un mese applicano uno spread più basso, rispetto a quello a tre mesi o sei mesi, proprio perché aumentando la durata temporale si riducono le variazioni (e quindi la banca ha minori possibilità di lucrare su tali oscillazioni).

Comunque le banche stesse propongono nella grande maggioranza dei casi l’euribor a tre mesi come la via di mezzo più vantaggiosa che, proprio per il grande uso che ne viene fatto per i mutui, porta a delle variazioni che difficilmente in discesa hanno la stessa reattività che hanno un salita, a differenza degli altri due.

Quindi nel confronto bisogna valutare il differenziale tra lo spread applicato al tasso Bce con tutte le tipologie di tasso euribor proposte, e valutare anche il trend delle oscillazioni di questi nell’arco di almeno il trimestre antecedente a quello nel quale si deve prendere la decisione.

Esempi di banche e tassi:

  • Una delle banche tradizionalmente meno costose è sempre stata la Ing Direct, che con il mutuo arancio consente l’indicizzazione sia al tasso Bce che al tasso euribor ma da questo punto di vista c’è stato un cambiamento, poiché è passata ad adottare, al posto dell’euribor a 1 mese quello a tre mesi, perdendo anche diverse posizioni sulla pole position della convenienza. Questa banca adotta, come nella maggior parte dei casi, uno spread crescente in funzione di durata del mutuo e importo richiesto, ma in media al tasso Bce viene applicato uno spread di 2 punti percentuali più alti rispetto all’euribor;
  • La Bnl ha rinnovato la propria offerta proponendo invece un tasso euribor a 1 mese o il tasso Bce, ma soprattutto il differenziale dello spread è mediamente al di sotto del punto percentuale.

Ciò dimostra che può essere pericoloso economicamente decidere a priori una o l’altra strada, partendo dal presupposto che le banche online siano necessariamente più vantaggiose. Ma attenzione, il mercato dei mutui è in continuo cambiamento, e queste indicazioni, che sono puramente indicative, possono variare da un momento all’altro, quindi bisogna sempre scendere nel merito.


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