Domanda

Buongiorno, ho stipulato nel 2012 un mutuo a tasso fisso con l’INPS con tasso fisso al 3,75% da restituire in 20 anni per un importo pari a 82.000 euro. Adesso mi restano da pagare 17 anni e mezzo con rata semestrale di 2.923 euro. Attualmente il debito residuo è intorno ai 77.000 euro. Stavo valutando di provvedere con l’estinzione anticipata totale del mutuo visto che non è prevista alcuna penale. Inoltre l’INPS ha comunicato che i tassi sono cambiati ossia attualmente il tasso fisso per la prossima rata di dicembre 2015 è stato fissato a 2,95%. Vorrei alcuni consigli: conviene, con le condizioni descritte, estinguere o meno (totalmente o parzialmente) il mutuo? Conviene aspettare il nuovo piano di ammortamento al 2,95% oppure, siccome già è ufficiale l’applicazione di tale tasso in data 1 luglio 2015, posso già provvedere all’estinzione? In alternativa converrebbe provvedere con una surroga ad una banca con un tasso più conveniente e poi provvedere all’estinzione con un altro istituto?

Grazie mille

Risposta

Buongiorno Nicola. Per dare una risposta completa manca un elemento molto importante: l’estinzione anticipata come verrebbe fatta, con dei risparmi? Se la risposta fosse affermativa come sono investiti? Quanto le rendono al momento? E quanta parte dei suoi risparmi le verrebbe meno per poter far fronte a emergenze nel futuro? Sulla base di queste risposte, documenti alla mano, può fare dei calcoli sulla convenienza, considerando soprattutto il recupero della detrazione fiscale sugli interessi passivi al 19%.

Da sottolineare che, trattandosi di un mutuo che ha davanti a sé quasi tutta la durata residua, l’impatto positivo passando a un tasso fisso al 2,95% è innegabile. Inoltre trovare un tasso più conveniente tramite la surroga del mutuo inpdap anche con le convenzioni Bnl per i dipendenti statali, è davvero un’impresa complessa e comunque difficile da centrare.

Nel caso di un eventuale rinegoziazione (e dando per scontato che il pagamento delle rate, ad oggi, è sostenibile senza troppi sacrifici) il consiglio è invece quello di non farsi allettare dall’allungamento del piano di nuovo a 20 anni, ma mantenere invariata la durata a 17 anni o addirittura accorciarla il più possibile, fin tanto che l’importo della rata semestrale da rimborsare non dovesse diventare difficilmente sostenibile.

In questo modo si riesce a sfruttare l’eventuale abbassamento del tasso di interesse per un periodo lungo, con conseguente effetto positivo da parte dell’ammortamento alla francese, amplificato dalla sua riduzione, portando ad una ulteriore riduzione della quota di interessi pagati semestralmente a favore di un aumento della quota capitale. Saluti